Sebbene la relazione tra inquinamento atmosferico e danni alla salute umana sia nota e abbondantemente studiata, gli studi che hanno analizzato gli effetti sulla mortalità o morbilità umana causati dall’esposizione a breve termine al biossido di azoto (NO2) hanno lasciato dubbi nella comunità scientifica.

Una ricerca appena pubblicata sul British Medical Journal (BMJ) e firmata da 44 autori di tutto il mondo ha provato – con successo – a colmare questo gap di conoscenza analizzando i dati di 398 città in 22 Paesi diversi. Stando ai risultati esiste una relazione causale tra l’esposizione a breve termine all’NO2 e i livelli di mortalità totale, cardiovascolare e respiratoria.

Il biossido di azoto è un comune inquinante atmosferico, per la maggior parte di origine antropogenica, che causa effetti nocivi sulla salute paragonabili a quelli dell’ozono, di cui è un precursore.
Le analisi hanno rilevato che, se da un giorno all’altro la concentrazione di NO2 cresce di 10 μg/m3, i tre livelli di mortalità (totale, cardiovascolare e respiratoria) crescono rispettivamente dello 0,46%, 0,37% e 0,47%.

Queste relazioni risultano indipendenti dalla presenza di altri inquinanti nell’ambiente (PM10, PM2.5, ozono, biossido di zolfo e monossido di carbonio), un fattore che aveva messo in dubbio la validità di alcuni studi precedenti. Nell’analisi, infatti, l’associazione tra NO2 e mortalità è diminuita dopo l’aggiustamento di PM10 e PM2.5, ma è rimasta positiva e statisticamente significativa.

NO2
Relazione tra concentrazione di NO2 (μg/m3) e aumento della mortalità

Una enorme quantità di dati

Lo studio ha utilizzato i dati del Multi-city multi-country collaborative research network esaminando 62,8 milioni di decessi tra il 1973 e il 2018 per individuare eventuali prove che collegano l’esposizione all’NO2 con gli effetti sulla salute. L’immensa mole di dati provenienti da tutto il mondo ha garantito ai ricercatori un enorme potere statistico e la possibilità di svolgere analisi finora trascurate, come appunto l’associazione dell’inquinante con cause specifiche e l’incidenza degli altri inquinanti sulla risposta rilevata. Inoltre, ha permesso di ottenere risposte in parte generalizzabili.

Nelle 398 città analizzate, la proporzione di decessi attribuibili alla concentrazione di NO2 al di sopra del livello zero è dell’1,23%. L’ampiezza dell’associazione, spiegano gli autori, è paragonabile ai risultati ottenuti da studi precedenti. Una revisione sistematica di studi condotti in 26 città del mondo, ad esempio, aveva riportato una stima per la mortalità pari allo 0,78%; un altro studio multisede europeo aveva rilevato un aumento dello 0,30%, e uno in Cina aveva osservato una crescita dello 0,91%.

Una ricerca svolta in Italia, aveva riportato una stima superiore al 2% ma «le differenze nelle stime non riflettono necessariamente un effetto diverso del NO2 sulla salute». Potrebbero infatti essere dovute a fattori esterni come «la copertura delle regioni e dei periodi di tempo, le caratteristiche della popolazione e i pattern di esposizione».

La forma della curva

La forma della curva che descrive la relazione tra concentrazione di un inquinante e l’effetto sulla salute offre indicazioni importanti anche per stabilire i limiti di concentrazione sicuri della sostanza. Le curve che riguardano gli effetti dell’esposizione a breve termine a NO2 , tuttavia, sono state esaminate solo in un piccolo numero di studi epidemiologici, peraltro su una scala spaziale limitata. Questo nuovo studio ha analizzato le curve aggregate di tutte le città relative alla relazione tra l’esposizione a breve termine a NO2 e la mortalità totale, cardiovascolare e respiratoria.

«I risultati mostrano che le curve sono quasi lineari, senza soglie evidenti, suggerendo che il livello di NO2 al di sotto delle attuali linee guida sulla qualità dell’aria è ancora pericoloso per la salute pubblica».

Sebbene i dati provengano da varie regioni del mondo, sarebbe prudente non generalizzare i risultati, avvertono gli autori. La maggior parte dei dati sulla salute e l’esposizione sono infatti stati ottenuti da aree sviluppate, come Europa, Nord America e Asia orientale, mentre altre aree geografiche – Africa e America Latina – hanno fornito campioni significativamente più piccoli.

Cos’è il biossido di azoto

Il biossido di azoto (NO2) è un gas altamente reattivo che arriva in atmosfera principalmente a causa della combustione di carburante, in particolare del diesel, negli autoveicoli e nelle centrali elettriche. NO2 viene inizialmente generato come NO (monossido di azoto), pertanto per individuare le fonti di inquinamento viene analizzato il rapporto misurato tra NO/NO2 .
A tutela della salute umana, la normativa italiana ed europea individua tre livelli di riferimento da non superare:

  • concentrazione media annuale NO2 di 40 µg/m3
  • 18 giorni all’anno in cui la concentrazione media oraria di NO2 risulta superiore a 200 µg/m3
  • 3 giorni all’anno in cui la concentrazione media oraria di NO2 risulta superiore a 400 µg/m3 (soglia allarme)